Il museo del pene

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museo fallologico del pene

Sigurdur HjartarsonA chiunque fosse interessato ad una vacanza alternativa, propongo oggi la seconda tappa del tour del pene. Dopo una buona ristorazione al Ristorante Guolizhuang di Pechino, la guida ilrock-Michelin vi consiglia di prendere l’ aereo e dirigervi in Islanda, e precisamente ad Húsavík, dove risiede il Museo Fallologico Islandese (Icelandic Phallological Museum). Aperto dal 1997, è gestito da Sigurdur Hjartarson (nella foto col pene di elefante, lui è quello a destra), che racconta di aver scoperto questa passione quando, 24 anni fa, gli fu regalato l’ organo riproduttivo di un toro.

Ad oggi il museo include 261 peni di ben 90 specie animali, da quello di 1 metro e 70 di un capodoglio a quello di 2 millimetri (e che per vedere viene fornita una lente) di un criceto. L’ ultima estate, da maggio a settembre, è stato visitato da ben 6000 persone (di cui il 60% donne).

museo fallologico del pene

Ad ogni modo però, quello che manca è un esemplare di uomo, e più precisamente di homo sapiens. A tale proposito, però, sono state avanzate ben quattro proposte di donazione: un tedesco, un inglese, un americano e un islandese hanno fatto testamento di donare il loro attributo al museo dopo la morte.

Marito cornuto vende la moglie su eBay

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“Vendesi moglie truffatrice, bugiarda ed adultera“.

vende la moglie su ebay

E’ la didascalia che accompagnava l’ asta promossa dal 44enne britannico Paul Osborn: convinto di essere tradito dalla moglie con un collega di lavoro, ha deciso di prendersi la rivincita mettendo la moglie stessa (Sharon, 43) all’ asta su eBay, al modico prezzo di partenza di un solo centesimo.

Il cornuto rivela di aver scoperto la tresca della moglie grazie alle email compromettenti di quest’ ultima con un suo collega ferroviario. Dichiara: “In un attacco di rabbia ho deciso di venderla a chiunque se la volesse prendere. Sapevo che non era una cosa giusta da farsi, ma non ci vedevo più”. Ovviamente però, su richiesta della donna, Paul Osborn è stato obbligato dalla Polizia (che ora sta indagando per diffamazione a danno di lei) ad annullare l’ asta, la quale intanto stava registrando un record di accessi.

[via News.com]

MangiaVetro

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Il grande Mangetout da oggi ha un nuovo rivale: MangiaVetro, che da più di 15 anni segue la sua stessa dieta, tranne per il fatto che predilige il vetro ed ha un debole per bicchieri e lampadine.

L’ istruttore sadomaso e i calci in culo

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Ok, perdonate il titolo non proprio roseo e politically corretto, ma serve a rendere l’ idea e si sa, quanno ce vò ce vò.

david aston

David Aston (foto), 32, istruttore di scuola guida di Oxford, è attualmente sotto processo con due accuse di attività sessuale con minori, quattro per incitamento di minori all’ atto sessuale e ben cinque per aver scattato fotografie indecenti a bambini.

L’ uomo, tralaltro sposato, era solito offrire mancette a ragazze tra i 14 e i 16 anni per soddisfare la sua più recondita perversione: Si appartava con loro (talvolta più di una ragazza) e, abbassatosi pantaloni e mutandoni, si poneva in quella posizione che dalle mie parti si descrive come bucopillonzi, che per intendersi consiste nel porsi a terra su gomiti e ginocchia e rivolgere al sol quella parte dove quest’ ultimo non batte mai.
Così, le ragazzine dovevano iniziare a prenderlo a calci ripetutamente, finchè lo stoccafisso non avrebbe chiesto pietà.

Ogni performance fruttava alle ragazze 10 sterline (poco meno di 13 euro).

[via Oxford Mail]

Serial killer? Maniaco squartatore? No, fornaio

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serial killer

Gusto dell’ orrido, passione per la scultura, famiglia di fornai. Così nasce la professione di Kittiwat Unarrom, 28 anni, artista Tailandese della provincia di Ratchaburi che scolpisce e dipinge in versione macellaio-killer il pane prodotto dai suoi. Teste mozzate, piedi sanguinanti, organi interni: tutto fatto di impasto, resine naturali, anacardi e anche cioccolata, in grado di risvegliare l’ istinto cannibale che è in voi.

serial killer

Non c’è dubbio che l’ idea sia davvero versatile: utilizzabili dallo scherzo alla specialità di un ristorante particolare, le sue creazioni hanno però anche un valore etico: intendono riflettere la filosofia buddista del non credere in ciò che si vede (“ciò che vedi potrebbe non essere vero quanto ciò che pensi”).

Inoltre, Kittiwat ha allestito una mostra tutta sua, visitata da centinaia di adulti e bambini ogni giorno.