L’aneurisma del pittore

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alan brown

Fino a tre anni fa Alan Brown, 49 anni, riusciva a malapena a disegnare un omuncolo stilizzato.
Poi un giorno, recatosi in ospedale per un controllo in seguito a forti emicranie e svenimenti repentini, gli fu diagnosticato un terribile aneurisma cerebrale. Operazione chirurgica immediata: condotta da un’équipe di 15 chirurghi durò ben 16 ore, durante le quali (sfiga delle sfighe) il povero Alan subiva anche un grave infarto, che lo avrebbe privato per sempre dell’uso del braccio sinistro.

Eppure non tutti i mali vengono per nuocere (o almeno non completamente): il pover’uomo capì di essere divenuto vittima di un incredibile scherzo del destino nello scoprire, durante la sua convalescenza, di aver acquisito un talento da pittore.
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Il deathgrind dei Caninus

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caninus

Ho fatto un patto con me stesso: voglio educare tutti i miei lettori alla musica.
Si badi però, non quella musica che potreste trovare su Mtv, alla radio o tra i cd dei vostri genitori (il ché esclude tutto ciò che intercorre tra Johann Sebastian Bach e Tiziano Ferro).

La musica che voglio inculcare nelle vostre vergini menti lobotomizzate dai mass media (qualcuno si sentirà offeso in questa circostanza, ma permettetemi di generalizzare) non si addice sicuramente all’orecchio medio, sebbene in molti potrebbero giustamente opinare che non si addice nemmeno all’orecchio.
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L’uomo che bilancia le pietre

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Bill Dan è un signor artista nato in Indonesia e trasferitosi a San Francisco dove, dal 1994, bilancia gli oggetti. Spesso passa intere giornate a bilanciare rocce in riva al mare, ma non disdegna oggetti di uso comune quali scarpe, mattoni o lattine. E’, insomma, un vero maestro nel manipolare le cose, qualsiasi esse siano, dotato di un tocco di mano a dir poco vellutato.

A chi gli chiede che senso abbia o cosa rappresenti ciò che egli scolpisce, risponde: “Le persone tendono a vedere le cose in maniera troppo complicata. La mia è semplicemente curiosità.

In molti lo hanno accusato di “truffa”, ma non c’è trucco che tenga: Bill Dan non ne vuol sapere di chi lo accusa di incollare le pietre, e spesso e volentieri si riprende in video mentre plasma le forme più improbabili. E sono proprio questi video a diventare l’opera d’arte, la prova concreta della sua peculiare abilità.

La scultrice dei genitali

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Cynthia Plaster Caster (all’anagrafe Cynthia Albritton) è un vero idolo americano.
Ebbene, per dirla in poche parole, questa donna dal 1968 scolpisce piselli, vagine e mammelle di ogni specie. Ma non genitali qualsiasi: da vera intenditrice, organizza da 40 anni dei veri e propri casting al fine di selezionare gli esemplari migliori.

I suoi modelli preferiti sono da sempre i peni delle rockstar, e per rendere l’idea della grandezza del personaggio, sappiate che costei ha scolpito (in presenza degli originali, ovviamente) il pene di menchemmeno Jimi Hendrix, Frank Zappa, Bob Henrit dei Kinks, Ricky Fataar dei Beach Boys, Jello Biafra dei Dead Kennedies.
Pare che la passione nacque inizialmente come puro desiderio sessuale, una sorta di debole per le star delle musica americana: è infatti appurato che perse la propria verginità con l’intera band dei Paul Revere and the Raiders. Fu poi proprio durante un’incontro intimo con Jimi Hendrix che la sua passione divenne arte, nascendo così il” calco dei genitali”.

Da allora le leggende narrano che, fidanzatasi con una ragazza, Dianne, fosse proprio quest’ultima ad eccitare i “modelli” con del sesso orale mentre Cynthia scolpiva le proprie opere.
Con gli anni poi, anche per via della sua ambiguità sessuale (come avrete intuito Cynthia è bisessuale), ha incluso tra i suoi modelli quelli di sesso femminile.

Se hai più di 18 anni, clicca qui per visualizzare un piccolo saggio (il più decente che sono riuscito a trovare) delle sue opere.

Il ragazzo Zombie

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rick zombie tattoo

Il dilemma sta tutto nella domanda: “visionario della body art o bacato nel capo?”

Rick, il piccolo zombie, sta diventando una celebrità in internet per via della sua passione per i non-morti, ispiratagli dai numerosissimi film horror per i quali dice di andare pazzo (mai aggettivo fu più azzeccato), la quale lo ha portato a ricoprirsi l’ intero corpo con un enorme tatuaggio in stile “cadavere in putrefazione”. Il costo sostenuto per la trasformazione ammonta (fino ad oggi) a circa 4000 dollari, che il giovane considera un buon investimento a lungo termine, oltre che un originale modo di esprimersi.

“Da piccolo adoravo le Tartarughe Ninja, e volevo essere come loro, poi però sono cresciuto (e sei rinsanito?) …e mi sono innamorato degli zombie al punto di voler essere come loro (ovviamente no)“.

Le parole stanno a zero, date piuttosto un’occhiata alla sua fotogallery.
Clicca sull’immagine

rick zombie tattoo rick zombie tattooed rick zombie

rick zombie guy rick zombie boy rick zombie

[via Bizarre]

L’arte del pene

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pene di ceramica

Sexy Toys? Tutt’ altro: arte artigianale, tradizione di famiglia e businness.

I portoghesi Francisco e Casilda Figueiredo sono oggi gli ultimi esponenti di un’arte tramandata di generazione in generazione da più di 150 anni: i peni di ceramica. Nella loro officina a 100 chilometri a nord di Lisbona sfornano peni di ceramica in tutte le salse e li esportano in Germania, Francia e Nord America; o meglio li esportavano, dato che stando a quanto dice Francisco il mercato dei peni di ceramica pare non avere un futuro: “Non sarà mai più come in passato, quando nei periodi di intensa richiesta ne producevamo anche mille al mese. Oggi purtroppo ci limitiamo a venderli ai visitatori o ai negozi locali”.

pene di ceramica

La tradizione sembra risalire al regno di Re Dom Luis, che regnò dal 1861 fino al 1889, il quale suggerì ai vasai locali di prodigarsi in qualcosa di unico. L’ ispirazione venne allora dal caricaturista Rafael Bordalo Pinheiro, la cui idea si tramutò in una rinomata arte provocatoria.
I soggetti vanno dalle bottiglie a forma di pene, alle tazzine con il pene sporgente, al pene calcistico, avente i colori della squadra del cuore. Una bottiglia di ceramica a forma di pene costa 15 euro.

pene di ceramica

[via Javno]

Isobel Varley, la donna più tatuata del mondo

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isobel varley

Isobel Varley è riconosciuta dal Guinness de Primati come la donna più tatuata del mondo. A 71 anni.

Il suo primo approccio a questa arte risale al 1986 (allora già di anni ne aveva 49), quando per gioco si fece tatuare una rondine dietro la spalla destra. Le piacque così tanto che chiese di poterne ricevere subito un altro, questa volta un’ orchidea, nella coscia sinistra. Poi una farfalla, un gattino, un gufo, una rosa.

isobel varley

L’ anno successivo si era già fatta ricoprire interamente i due seni, la schiena, l’ anca sinistra, le ascelle e la vagina. Dopo tre anni rimanevano scoperte solo braccia, collo e volto, che sarebbero stati ricoperti solo poco tempo dopo.
Come potete vedere dalla foto sotto, ad oggi indossa una parrucca bionda in quanto anche la testa, fronte compresa, è completamente pitturata.

isobel varley

A quanto sopra si aggiungono una cinquantina di piercing tra orecchi, naso, capezzoli, ombelico e, soprattutto (credeteci o no), vagina (su di essa ve ne sono ben 10).

Piccola curiosità: il soggetto più ricorrente tra i suoi tatuaggi è il pene, ne ha decine e decine sparsi su preossochè tutto il corpo, alcuni che volano con delle ali di fenicie, altri ricoperti di petali rosa.
Sull’ inguine invece, al di sopra di un turlupinio di fiamme che circondano il suo organo genitale, troneggia la scritta “HUNGRY PUSSY” (passera affamata).

Gagliarda

Il museo del pene

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museo fallologico del pene

Sigurdur HjartarsonA chiunque fosse interessato ad una vacanza alternativa, propongo oggi la seconda tappa del tour del pene. Dopo una buona ristorazione al Ristorante Guolizhuang di Pechino, la guida ilrock-Michelin vi consiglia di prendere l’ aereo e dirigervi in Islanda, e precisamente ad Húsavík, dove risiede il Museo Fallologico Islandese (Icelandic Phallological Museum). Aperto dal 1997, è gestito da Sigurdur Hjartarson (nella foto col pene di elefante, lui è quello a destra), che racconta di aver scoperto questa passione quando, 24 anni fa, gli fu regalato l’ organo riproduttivo di un toro.

Ad oggi il museo include 261 peni di ben 90 specie animali, da quello di 1 metro e 70 di un capodoglio a quello di 2 millimetri (e che per vedere viene fornita una lente) di un criceto. L’ ultima estate, da maggio a settembre, è stato visitato da ben 6000 persone (di cui il 60% donne).

museo fallologico del pene

Ad ogni modo però, quello che manca è un esemplare di uomo, e più precisamente di homo sapiens. A tale proposito, però, sono state avanzate ben quattro proposte di donazione: un tedesco, un inglese, un americano e un islandese hanno fatto testamento di donare il loro attributo al museo dopo la morte.