La morte fai da te

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Per ovvie ragioni nessun genere di arma può entrare in possesso dei detenuti di un carcere. Ciò non implica però che spesso e volentieri per sopravvivere in un ambiente del genere bisogna esserne equipaggiati. E’ tristemente così che spesso i prigionieri ricorrono al fai da te per regolare i loro conti. Ecco le più letali tra la armi fatte con quello che capita.

  • Righello da falegnameria affilato.


  • Scheggia di plexiglas, avvolta da nastro isolante.


  • Pettine con tre lame da barba tra i suoi denti, tenute strette con laccio da scarpa.


  • Leva per le vecchie macchine da scrivere, che serviva a tornare a capo (il moderno tasto “Enter” del pc, per capirsi).


  • Ricostruzione del pugno di ferro con guanti da lavoro inseriti dentro guanti da giardiniere. Tra i due sono interposti in cima alle dita quattro chiodi da rivestimento a tre punte.



  • Lame da barba inserite in un corpo di legno e tenute salde da nastro rubylith. Manico avvolto con scotch-carta.



  • Cucchiaio in acciaio inossidabile, con impugnatura avvolta da filo da cucina.


Asphyxiophilia: quando la masturbazione è letale

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Si chiama autoerotic asphyxiation (AEA), o asphyxiophilia, ed è la pratica di ridurre intenzionalmente l’ ossigeno che giunge al cervello durante una stimolazione sessuale in modo tale da aumentare il piacere di un orgasmo. Questo mediante una busta di plastica in testa o, peggio, l’ autostrangolamento con una sciarpa o oggetti simili.

Tale pratica nasceva all’ incirca nel 1600 come cura contro la disfunzione erettile e l’ impotenza.
E’ sconcertante il modo in cui essa sia stata concepita: si osservava, nelle esecuzioni capitali per impiccagione, che le vittime maschili in taluni casi sviluppavano un’ erezione spontanea mentre appesi, che permaneva talvolta dopo la morte (death erection), e alcune volte culminando in un’ eiaculazione.


L’ asfissiamento autoerotico è assolutamente pericoloso e comporta la perdita di coscienza del soggetto praticante, divenendo letale in taluni casi proprio se chi la pratica lo fa da solo.

Casi celebri di morte per asphyxiophilia sono Kevin Gilbert, musicista americano collaboratore di Madonna, Michael Jackson e Genesis morto nel 1996 a 29 anni, Michael Hutchence, leader del gruppo australiano INXS, morto per AEA nel 1997 e spacciato al tempo per banale suicidio, e anche Kristian Etchells, membro del partito inglese di estrema destra National Front Party, deceduto nel 2004.

Quell’ uomo non deve morire

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Jospeh Samuel era un ebreo inglese giunto a Sydney nel 1801 tramite deportazione coatta. Era stato infatti condannato a 7 anni per irruzione e rapina in una villa in Inghilterra. Qui si accordò col poliziotto che lo custodiva, tale Icke Simmons (anch’ egli ebreo) per una rapina ad una ricca ereditiera, durante la quale però perse la vita la guardia del corpo della donna.
I due furono catturati, ma mentre il compare pulotto fu assolto per “mancanza di prove” il povero Joseph fu mandato alla forca da solo.

La sentenza fu fissata per il 26 settembre 1803, nella collina di Brickfield, lungo la strada tra Sydney e Parramatta. Davanti alle centinaia di persone accorse per l’ avvenimento, professò la colpevolezza del tenente Simmons, senza però essere creduto.

Dopo la preghiera di rito, gli venne legato il cappio al collo e tolto il basamento da sotto i piedi, in modo tale da rimanere appeso. Ma dinanzi allo stupore generale la corda si ruppe e Joseph rovinò a terra come un baccalà. Il boia tornò, cambiò la corda e ritolse il basamento. Stavolta la corda si stirò al punto che Joseph si ritrovò coi piedi appoggiati dolcemente per terra. Piuttosto che aspettare che morisse di fame in quella posizione, il boia tornò ovviamente sui suoi passi con un nuova corda e ripetè il procedimento. De-ja-vù: corda spezzata. Tanto fu lo stupore generale che un messo fu inviato al governatore della regione, il quale annullò la pena di morte a Joseph Samuel, ritenendo che questa fosse la volontà di Dio.
Il buon Joseph trascorse il resto dei suoi anni in galera.

Fonte: BJE Academy

47 morto che parla

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La rivista tedesca Chirurgical Journal, autorevole periodico di Lipsia, registra un gran numero di casi di decessi non risultati tali. In uno degli ultimi numeri viene descritta l’ incredibile vicenda di un ufficiale di artiglieria statunitense.

U.S.A. - Tale ufficiale, di cui nella rivista non viene riportato il nome ma che noi per comodità chiamaremo Lazzaro, uomo di statura e corporatura notevoli, si feriva al capo in modo grave cadendo da cavallo. Gli venne riscontrata una frattura del cranio. I medici intervennero con la trapanazione, poi fu salassato. Ciò gli costò, dopo l’ operazione, lo sprofondare in un sopore sempre più profondo, al punto che tutti lo ritennero morto.

Le esequie si svolsero il giorno dopo, giovedì, e il povero Lazzaro venne inumato in un cimitero pubblico. La domenica mattina però, un contadino fuggiva a gambe levate dal cimitero gridando che qualcuno era vivo sotto la tomba su cui egli stava comodamente seduto qualche attimo prima. I presenti, allontanati gli scetticismi, si armarono di zappe e pale e cominciarono a scavare nel posto indicato dal buonuomo. Ciò che trovarono fu l’ ufficiale con la testa fuori dalla bara, in evidente stato di svenimento, dopo essersi dimenato per uscire da sottoterra. Trasportato di corsa al più vicino ospedale, venne dichiarato ANCORA VIVO, sebbene in stato asfittico. Rinvenne dopo poche ore, riconoscendo le pesone a lui care, accorse una volta venute a conoscenza dell’ incredibile fatto. Ma non immaginavano che sarebbe stato molto, molto più incredibile.

Qualche giorno dopo, ormai prossimo alla guarigione, “Lazzaro” avrebbe dovuto sottoporsi alla batteria galvanica, una cella che genera tensione elettrica (nell’ immagine; un piccolo elettroshock, insomma).
Gli incompetenti medici dell’ ospedale sbagliarono a posizionare gli elettrodi del macchinario, friggendo il povero ufficiale, il quale stavolta morì sul serio in un parossismo da alta tensione.

"Mago" travolto dal treno che cercava di fermare col pensiero

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Pechino - L’abracadabra non è bastato, e un mago (o presunto tale) è rimasto ucciso mentre cercava di fermare un treno con i suoi poteri para-normali. Il giovane, di nome Wei, ventidue anni, era convinto di essere un maestro nell’arte cinese «Qi gong». Si è sdraiato sulle rotaie e ha atteso che giungesse un treno: il convoglio avrebbe dovuto fermarsi grazie alla sola forza del suo pensiero. Che però non è bastata, e la locomotiva ha tragicamente smentito le convinzioni del mago, travolgendolo e uccidendolo sul colpo. Spettatrice del fatale insuccesso la madre del giovane, alla quale egli stava rivolgendo la dimostrazione: la donna si era mostrata piuttosto scettica di fronte all’ostentata sicurezza del figlio. Evidentemente non abbastanza da impedirgli di schiattare come un pirla…

Il fenomeno dell’ autocombustione umana

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Per autocombustione umana si intende il fenomeno per cui il corpo della “vittima” si incendia dall’ interno, riducendo l’ organismo in un mucchio di cenere bianca. Le peculiarità dell’ avvenimento sono le seguenti:
- Gli arti inferiori (qualche volta anche quelli superiori) restano intatti.
- Le zone di accensione delle fiamme sono ricoperte dai grassi corporei delle vittime.
- Il fuoco non si espande mai nell’ ambiente circostante.
- Nell’ 80% dei casi a bruciare sono donne che abusavano di alcool o farmaci.

Numerosissime le segnalazioni di autocombustione umana. La prima accertata e documentata risale al 1745, quando a Verona la Contessa Cornelia di Bandi esplose in fiamme nella sua camera da letto. Nonostante la camera fosse piena di materiali infiammabili nient’ altro intorno era stato raggiunto dalle fiamme.
Da allora il fenomeno è diventato materia di studio e ad esso si sono ricondotti molti altri casi. Il più celebre quello di Mary Hardy Reeser nel 1951, in Florida, poichè fu documentato da un (lugubre) servizio fotografico, di cui chi se la sente può visualizzarne uno scatto cliccando qui.
Ma veniamo alle teorie scientifiche sull’ argomento.

  • 1 - L’ effetto stoppino: poichè il corpo umano è costituito dall’ 80% d’acqua lo si reputa difficilmente infiammabile a meno che impregnato con un comburente quale la benzina. Comburente che in questo caso sono i grassi del corpo, che sciogliendosi imbevono i vestiti, di modo da lasciar bruciare la persona come lo stoppino di una candela, finchè non si consuma tutta la sua massa adiposa.
  • 2 - L’ alcool: dato che molti casi di autocombustione si sono verificati in seguito a feste o dopo che le vittime avevano ingerito sostanze alcooliche, si reputa che proprio tali sostanze, circolando nel sangue, possano provocare una reazione chimica tale da causare l’ accensione.
  • 3 - Reazione cellulare, teoria di John Heymer, della ParaScience International: una reazione chimica tra idrogeno e ossigeno (di cui vi risparmio i dettagli tecnici) fa esplodere dall’ interno i mitocondri (le cellule energetiche del corpo umano), provocando una reazione a catena con le altre cellule. Gli accumuli di grasso spiegano come mai gli arti spesso vengano risparmiati e anche come mai l’ addome sia il centro nevralgico della combustione.