Il museo della merda

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merda

L’ insegna recita: Guardala! Toccala! Annusala! Esplorala!
Le pareti sono tappezzate di poster che raffigurano un moltitudine di specie animali mentre nicchiano. Al centro della stanza, dei tavoli con tante scatole colorate sopra di essi. In ogni scatola, escrementi di una particolare specie animale.

Benvenuti nel museo della merda: una nuova, entusiasmante, galattica giapponesata tutta da scoprire.
Non solo esibizioni di escrementi da tutte le parti, ma anche tanta cultura: fior di libri sulla merda, da quello sul percorso intestinale al (rullo di tamburi) fotoromanzo di uno scarabeo stercoraro che si divora, a piccolissime dosi, il prodotto di un elefante (ovviemente ho le foto, ma non mi pare decisamente il caso di pubblicarle, se proprio le volete vedere scrivetemi un’ email e ve le mando). Il tutto minuziosamente accompagnato dalle approfondite descrizioni della mascotte del museo, il professor merda (foto sotto).

professor merda

Non solo: per i veri appassionati si può anche acquistare un fumetto che racconta le allegre scagazzate di un elefante coi mutandoni, la cui carta è completamente (e qui si riprendano in mano i tamburi e si rulli a più non posso) realizzata con escrementi di elefante. Di questo vi riporto la foto.

libro di merda

Dulcis in fundo, terminata la visita, perchè non concedersi come souvenir una bella foto ricordo?

merda di elefante

Basashi Ice Cream

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Caldo? Sole?

Concedetevi un dessert.
Nei supermercati del Giappone trovate vaschette di gelato per tutti i gusti. Impossibile non trovare il proprio!

Gelato di carne di cavallo
gelato di carne di cavallo

Gelato di carne di capra
gelato di carne di capra

Gelato di carne di balena
gelato di carne di balena

Gelato di carne di calamaro
gelato di carne di calamaro

Yum! E tu quale preferisci?

Suonerie per cani

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suonerie per cani

Dio mi fulmini se questa non è la giapponesata più colossale che si sia mai vista.

La Dwango, ditta giapponese di contenuti per cellulari, lancia le suonerie che solo i cani possono udire. Il servizio si chiama “Inu ni shika kikoenai chakushinon” (“suonerie che solo i cani possono udire”, si noti il nome di fantasia) ed è riservato solo (questi sono privilegi! Questo è classismo!) ai sottoscrittori di un abbonamento salatissimo con la stessa Dwango, i cui contenuti sono peraltro compatibili solo (e qui, scusate se interrompo in continuazione con ’ste parentesi, ma pare una catena mafiosa) con i cellulari di una certa marca DoCoMo.

Per farla breve, queste suonerie fanno uso di frequenze molto alte, udibili solo da animali quali appunto i cani.

Ora, un briciolo di mente pensante dovrebbe realizzare che:

  1. Il cane medio non sa rispondere al cellulare.
  2. Se si considera esatto il postulato 1, l’uomo (che si suppone quindi essere l’ unico animale in grado di rispondervi) non può udire la suoneria.
  3. Conclusione: o qualcosa mi sfugge, o qui siamo ben oltre la “la Corazzata Potemkin“…

Latte di donna al supermercato

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Questa cosa mi ha sconvolto la giornata. Non tanto per la stranezza di per se’, quanto per il fatto che riflettendoci su mi sono posto un dubbio che mi attanaglia.

latte di donna

In Giapponia (per l’ esattezza nella regione di Hokkaidou) vendono all’ interno dei supermercati il latte di donna: praticamente strizzano le puppe di donne incinte e riempiono interi cartoni di latte pronto per essere distribuito.
Ecco, sebbene la cosa mi (e presumo “vi“) abbia lasciato di primo impatto schifito (bere il latte di una donna che non è mia madre?! Alla mia età?! Quando mai), mi sono soffermato un attimo sul punto cruciale della questione e mi sono chiesto: perchè mi deve far schifo il latte di una donna quando tutti i giorni bevo quello di una mucca, che si suppone essere prodotto per i vitelli?

Forse è proprio su questo che puntano i giappo. Ne sanno sempre una più del diavolo…

Il Rocco del Sol Levante

Giapponesate, X-Men 3 Commenti »

bandiera giappone

Che il Giappone fosse il più asessuato tra i paesi più industrializzati (per non dire uno dei più asessuati del mondo) già lo si sapeva.
L’ ultimo report della Organizzazione Mondiale della Sanità (datato Marzo 2008) parla chiaro: in Giappone una coppia su quattro non ha fatto sesso durante l’ ultimo anno solare. Per di più, si ha che ben il 38% degli sposi sopra i 50 anni ha già appeso i genitali al chiodo e il tutto, pare, per colpa dello stress che causato dalla vita lavorativa in quel paese.

La cosa ancora più interessante è che, di pari passo con questo fenomeno, in Giapponia l’ industria della pornografia sta attraversando orizzonti mai visti prima, con un fatturato che ormai è calcolabile solo in termini di miliardi di euro. E la punta di diamante di questa macchina da soldi si chiama “porno anziano”, un genere in ascesa vertiginosa da circa 10 anni a questa parte. Per porno anziano si intende proprio porno recitato da attori over 60, i quali sembrano attirare oggi più che mai pubblico (in maggioranza giovane) verso le loro prestazioni erotiche.

Vi vengo così a presentare l’ uomo che più di chiunque altro può essere orgoglioso di rappresentare il porno da pensionati: Shigeo Tokuda (foto sotto, nella copertina del suo ultimo film), 74 anni, 350 pellicole hard negli ultimi 14 anni.

shigeo tokuda

Shigeo ha iniziato il suo lavoretto part-time soltanto una volta andato in pensione, ed è oggi una delle stelle più luminose del firmamento pornografico nipponico. Il suo è, come molto spesso in questi casi, uno pseudonimo (preferisce non rivelare il suo vero nome, sebbene vada fierissimo del suo mestiere).

Sebbene il porno anziano preveda la copulazione di un maschio over 60 ed una ragazza molto giovane, Shigeo ultimamente, racconta, si trova spesso a recitare con attrici della sua età dal momento che si sta assistendo ad una forte crescita anche del filone “donne mature”. Poi spiega: “i vantaggi delle attrici mature sono evidenti: un film con una ventenne dopo tre mesi non lo compra più nessuno, mentre uno con una 70enne resta in vendita spesso per anni. E poi, una giovane attrice richede qualche volta anche 80 mila euro per una performance. Una vecchietta non ne chiede mai più di 1000…”

[via Time]